Nel cuore del sestiere di Castello, a Venezia, Opera Aperta si presenta come un progetto in continuo divenire. È il titolo del Padiglione della Santa Sede per la 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, ma anche una dichiarazione d’intenti: architettura come processo, restauro come gesto collettivo, spazio come bene comune.
Il progetto prende vita nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, edificio fondato nel XII secolo e trasformato nei secoli da ospizio per pellegrini a ospedale, scuola e infine spazio culturale. Oggi questo luogo stratificato ospita un laboratorio aperto alla città, in cui architettura e comunità si incontrano attraverso il lavoro, la partecipazione e l’ascolto.
Appena varcata la soglia del padiglione, il visitatore viene accolto da un elemento sorprendente: il suono vivo di un pianoforte a coda. Il padiglione mette infatti a disposizione, in collaborazione con il Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, tre spazi prova accessibili ai musicisti. La presenza della musica accompagna la visita come esperienza sensoriale e simbolica: non è un sottofondo, ma un segnale chiaro della volontà di restituire centralità alla cultura come pratica quotidiana, condivisa e aperta.
Un altro aspetto essenziale del padiglione è la sua natura di cantiere aperto: durante tutta la durata della Biennale, i lavori di restauro continueranno. È frequente incrociare artigiani, operai e restauratori all’opera: cavi da sistemare, pareti da consolidare, intonaci da riportare alla luce. Le impalcature mobili non sono scenografia, ma strumenti reali di lavoro che definiscono la configurazione degli spazi. Il visitatore si muove tra ambienti che sembrano ancora “in costruzione”, ma è proprio questa condizione temporanea e fluida a costituire il cuore concettuale della mostra. L’obiettivo non è mostrare un risultato compiuto, bensì aprire il processo stesso come gesto pubblico e collettivo.
A curare il progetto sono Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti, con la direzione artistica degli studi internazionali Tatiana Bilbao ESTUDIO e MAIO Architects, che da anni riflettono sul tema della cura nello spazio costruito. Opera Aperta invita a valorizzare l’esistente, a riscoprire il potenziale delle crepe, degli scarti e delle memorie. Non si tratta di cancellare i segni del tempo, ma di trasformarli in risorse per immaginare nuovi futuri.
Fondamentale è anche il coinvolgimento attivo del pubblico. L’Università Internazionale dell’Arte organizza per tutta l’estate una serie di workshop pratici dedicati al restauro e alla trasmissione di tecniche tradizionali. Questi laboratori sono aperti a tutti, e rappresentano una rara occasione per avvicinarsi ai mestieri della conservazione in un contesto autentico. Il padiglione diventa così un luogo dove si apprende facendo, si riflette agendo, si costruisce insieme.
Oggi l’architettura tende spesso a concentrarsi sull’immagine o sul segno. Opera Aperta sceglie invece un’altra direzione: uno spazio concreto, in relazione con la città, fatto di lavoro, materiali, suoni e presenza. Qui la cura non è concetto astratto, ma pratica quotidiana che coinvolge chi entra, chi lavora, chi semplicemente osserva.
Dove: Padiglione della Santa Sede, Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioacchin 450, Venezia (sestiere di Castello)
Quando: 10 maggio – 23 novembre 2025
Curatela: Marina Otero Verzier, Giovanna Zabotti
Direzione artistica e progettazione: Tatiana Bilbao ESTUDIO, MAIO Architects
Committente: Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede
Website: www.coopculture.it


