Alla Fondazione Prada di Venezia, la nuova mostra DIAGRAMS: A PROJECT BY AMO/OMA si presenta fin da subito come un’esperienza particolare. Chi ha visitato altre esposizioni a Ca’ Corner della Regina potrebbe incuriosirsi fin da subito: entrando, si trova un piano terra quasi vuoto, attraversato solo da una teca centrale che introduce i temi della mostra. Le stanze laterali, solitamente parte del percorso, sono chiuse. Non ci sono opere visibili, né installazioni. Questo avvio quasi sospeso spinge il visitatore a chiedersi dove sia la mostra, se sia iniziata davvero.
Solo salendo al primo piano si entra nel cuore del progetto. La grande sala centrale è immersa in una luce morbida e controllata. Qui, una serie di vetrine si dispongono parallelamente nello spazio, come se fluttuassero. All’interno si trovano grafici, mappe, documenti, immagini. L’atmosfera invita alla concentrazione. E quasi senza accorgersene, ci si immerge. Il tempo sembra dilatarsi, e si capisce subito che si resterà in mostra più a lungo del previsto. Perché quello che inizialmente poteva sembrare un repertorio di visualizzazioni informative si rivela presto come un’ampia riflessione sulla natura stessa del pensiero visivo.
Il diagramma, oggetto centrale dell’intera esposizione, non è presentato come semplice strumento di sintesi. Al contrario, è mostrato nella sua complessità e nella sua ambiguità. Rem Koolhaas, fondatore di OMA, lo definisce “una forma durevole di comunicazione che si adatta a qualunque medium esista in un dato momento”. È un’affermazione che ne riconosce la versatilità, ma anche la pervasività. Il diagramma sembra oggettivo, universale, incontestabile.
“Diagrams” suggerisce quindi un doppio sguardo. Da un lato invita a leggere il contenuto dei diagrammi: i dati, le intenzioni, i contesti storici. Dall’altro spinge a osservare la forma stessa, come farebbe chi studia un quadro o una fotografia. I visual studies ci ricordano che ogni immagine può essere analizzata in termini estetici, formali, culturali. Anche un diagramma, con le sue astrazioni geometriche, le sue scelte cromatiche, la sua composizione, è un oggetto visivo che parla di chi lo ha creato e del tempo in cui è stato concepito. In questa mostra diventa evidente che le forme non sono mai neutre.
L’esposizione riunisce oltre trecento oggetti, tra documenti, immagini, video e pubblicazioni provenienti da epoche e aree geografiche differenti. La selezione è il frutto di una ricerca condotta da Fondazione Prada in collaborazione con Rem Koolhaas, Giulio Margheri e Sietske Fransen. Il percorso si sviluppa attorno a nove temi principali che riflettono le urgenze del presente: ambiente costruito, salute, disuguaglianza, migrazione, natura, risorse, guerra, verità e valore. Ogni sezione è documentata da materiali diversi e approfondita attraverso focus monografici o sottotemi specifici.
Il lavoro di W.E.B. Du Bois apre idealmente il racconto. Le sue infografiche realizzate per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, dedicate alle condizioni socioeconomiche della popolazione afroamericana, mostrano come il diagramma possa diventare anche uno strumento di lotta. Le tavole di Du Bois non informano soltanto: denunciano, propongono, costruiscono una memoria.
La mostra continua esplorando le strategie visive di Florence Nightingale in campo sanitario, le mappe storiche di Charles Minard sulla guerra napoleonica, i diagrammi educativi di Emma Willard, le rappresentazioni ecologiche di Alexander von Humboldt. Il diagramma si rivela così mezzo di conoscenza, ma anche di persuasione, comunicazione politica e riflessione scientifica.
Una sezione della mostra è dedicata alla trasformazione recente del linguaggio visivo: dai big data alle infografiche digitali, dai social media alle piattaforme di comunicazione. Qui il diagramma appare in tutta la sua ambivalenza: può semplificare o distorcere, chiarire o confondere, creare consapevolezza o manipolare. La mostra suggerisce che il vero esercizio critico, oggi, consiste nel tenere insieme entrambe le prospettive.
“Diagrams” è dunque un progetto che si muove tra analisi storica, riflessione culturale e attenzione formale. È una mostra che chiede tempo, che lavora per accumulazione e stratificazione, che si fa leggere ma anche osservare. Dentro ogni diagramma si nasconde una scelta, un punto di vista, una visione del mondo. E riscoprirne la bellezza visiva, senza dimenticarne il potere, è forse uno dei modi più attuali per avvicinarsi alle immagini che ci circondano.


