Dove si trova il Paradiso? È questa la domanda, al tempo stesso poetica e provocatoria, che guida il Padiglione del Portogallo alla 19ª Biennale di Architettura di Venezia. Un interrogativo che non cerca una risposta celeste, ma terrena: il paradiso come costruzione umana, come paesaggio progettato, coltivato, abitato.
A orientare la ricerca curatoriale è Atlas, una pubblicazione che raccoglie 700 immagini tra architetture, paesaggi e frammenti del territorio portoghese. Il materiale visivo è organizzato in otto temi trasversali (esperienza, rigenerazione, svago, reti, ritorno, coltivazione, simulacro e finzione) che aprono altrettanti percorsi interpretativi. Ogni capitolo suggerisce una possibile lettura di cosa significhi, oggi, immaginare un paradiso.
Nel Padiglione, concepito come luogo di pausa e riflessione dentro il flusso della Biennale, abbiamo incontrato l’architetta paesaggista Catarina Reposo e l’artista Nuno Cera, membri del team curatoriale. Con loro abbiamo ricostruito l’approccio e il processo che ha portato alla nascita di Atlas.
L’Atlante è il risultato di un processo collettivo: la call pubblica Onde fica o Paraíso?, lanciata a gennaio, ha invitato il pubblico a spedire fisicamente per posta immagini di luoghi, progetti e opere in Portogallo che potessero contribuire alla costruzione del progetto. Sono arrivate oltre cento proposte, 36 delle quali sono entrate a far parte dell’Atlas, che così si definisce come una mappa aperta e partecipata del territorio.
“Una parte delle immagini sono state scattate da me in diversi luoghi del Portogallo” racconta Nuno Cera riguardo alla selezione delle immagini. “E abbiamo immagini di fotografi che riguardano altri luoghi; molti di quei progetti li conoscevamo già, la selezione è stata fatta da noi, come team.
Poi abbiamo lanciato una open call chiedendo alle persone: qual è la tua idea di paradiso? Cos’è, per te, il paradiso? Le risposte sono state molto personali. Anche se, ad esempio, ci aspettavamo più riferimenti alla natura o agli animali, ma ce ne sono stati pochi.
Abbiamo cercato di creare connessioni, perché a volte succede che un’immagine legata all’idea di paradiso di una persona si abbini perfettamente a un’altra immagine già presente. Atlas funziona proprio così: come un dialogo tra immagini diverse, e raccoglie quindi sia una visione collettiva del paradiso, sia una sua espressione più legata alla disciplina, l’architettura. È stato un processo molto analogico, fatto a mano, cercando affinità tra le immagini e costruendo legami visivi ed emotivi.”
Il lavoro si muove tra scala architettonica e paesaggistica, proponendo uno sguardo critico ma non distopico sul presente.
Il Portogallo, spesso descritto come un giardino affacciato sull’oceano, offre l’immagine ideale di questo paradiso terrestre. Eppure, sotto la superficie poetica, si celano tensioni profonde: eccessiva urbanizzazione lungo la costa, speculazione immobiliare, sovraccarico turistico, ma anche spopolamento dell’entroterra, sfruttamento delle risorse naturali e un’architettura che, talvolta, è complice di questi processi.
“Abbiamo deciso di portare oggi questa idea di paradiso per mostrare che, nonostante i problemi difficili che stiamo affrontando nel mondo, dovremmo conservare la speranza, e l’architettura dovrebbe essere parte di questa speranza per il futuro.” dice la curatrice Catarina Reposo, “perché quando iniziamo a parlare di cambiamento climatico, spesso non ci sentiamo in grado di affrontarlo … per esempio, l’architettura del paesaggio offre spunti molto interessanti quando si parla di riqualificazione di aree dismesse, come ex zone industriali o brownfield. In questi territori è possibile avviare processi di rigenerazione utilizzando logiche precise: il trattamento delle acque, la rinaturalizzazione della vegetazione, il ritorno della vita in spazi dimenticati.
Si può creare un equilibrio significativo tra natura e intervento umano. L’idea di paradiso, in questo senso, è legata all’azione antropica: non è qualcosa che si trova già pronto, all’origine, ma qualcosa che si costruisce. È un ambiente creato per essere abitato, vissuto, condiviso.”
All’interno del Padiglione, Atlas si presenta su un grande tavolo, dove le immagini selezionate tramite l’Open Call sono stampate e disposte come un paesaggio visivo da attraversare. Il pubblico è invitato a esplorarle con lo sguardo, cogliendo connessioni, dissonanze, risonanze inattese.
Accanto all’Atlante, un’installazione interattiva sviluppa il tema su un altro piano. Si tratta di un ambiente fisico e digitale, costruito a partire da riprese di paesaggi reali portoghesi realizzate da Nuno Cera, rielaborate dallo Studio 18—25 attraverso strumenti di manipolazione digitale e intelligenza artificiale. Il risultato è una sequenza di immagini che trasforma il paesaggio filmato in una versione altra, generata, ma ancora riconoscibile.
Il libro-catalogo Atlas, pubblicato da Circo de Ideias con design grafico di vivóeusébio, sarà presto disponibile. È una mappa visiva e concettuale che raccoglie paesaggi, architetture e idee, e propone un modo concreto per pensare oggi il paradiso come spazio da abitare, trasformare, custodire.



