Laguna~B è un’azienda veneziana che da trent’anni produce i Goti, bicchieri in vetro di Murano fatti a mano che piacciono molto a chi di design se ne intende davvero. Ma soprattutto è un’azienda che riesce a fare qualcosa di particolare, lavorare con il vetro di Murano, un materiale che trova il suo valore nella tradizione, con un approccio contemporaneo.
Fondata da Marie Brandolini nel 1994 e poi passata nelle mani di suo figlio Marcantonio nel 2017, Laguna~B produce solo bicchieri, concentrandosi su una cosa sola, fatta bene e con tanta sperimentazione.
Nell’ufficio al piano terra dello splendido Palazzo Giustinian Brandolini abbiamo parlato con Caterina Capelli del dipartimento comunicazione, che ci ha raccontato come tutto il team lavori per costruire una visione del vetro di Murano, e forse di tutta Venezia, che guardi al futuro invece che al passato.
Ciao Caterina, grazie per questa intervista. Ci racconti la vostra storia, come è nata Laguna~B?
Laguna~B è stata fondata da Marie Brandolini, la mamma di Marcantonio, che abitava qui all’ultimo piano. Proprio lei ha creato il Goto reinterpretando i bicchieri che i mastri vetrai facevano a fine giornata con i rimasugli del vetro, che erano dei bicchieri del tutto casuali, che venivano come venivano ed erano fatti con quello che c’era. Li usavano i maestri per bere.
Quando Marie ha scoperto i goti de fornasa ha deciso di farne la sua versione, era una persona molto artistica e molto contemporanea, cresciuta nell’arte, Calder e Miró sono delle ispirazioni per i suoi bicchieri. Laguna~B è nata così, e Marie ha fatto tutto da sola, per 20 anni.
Quando lei è mancata, l’azienda è rimasta per qualche tempo in stand-by, ma senza Marie non sarebbe andata avanti, così è tornato Marcantonio che stava studiando all’estero e nel 2017 l’ha ripresa in mano.
Era già un bicchiere contemporaneo quello faceva Marie, ma l’idea era proprio quella di creare un’azienda che fosse contemporanea soprattutto nella comunicazione, che è qualcosa che a Murano, e intorno al vetro di Murano, è sempre mancato e manca ancora adesso. All’inizio l’azienda era molto piccola, io e Alessandro [il fotografo di Laguna~B] siamo arrivati nel 2020 e 2021, quando il dipartimento comunicazione ancora non c’era, mentre oggi è quello che contraddistingue l’approccio di Marcantonio.
Il valore del vetro di Murano in effetti è sempre stato quello di nascere da una tradizione molto antica, fatta da persone con molta esperienza. La nostra visione invece è molto diversa, pensiamo che anche a Murano ci sia bisogno di energie e di giovani, tanto meglio se nati all’estero. Tutte queste idee era necessario condensarle in una comunicazione che stesse al passo.
Parliamo dei vostri bicchieri, ci sono le collezioni classiche, i famosi Goti, e poi?
Se parliamo di collezioni classiche, cioè quelle originali anni Novanta, la prima in assoluto è proprio il Goto. Poi vengono i Berlingot, che si chiamano come le caramelle francesi dell’infanzia di Marie, i classici striped. E poi la versione del Goto trasparente nella collezione Fantasia.
Ci sono anche altre collezioni come Filigrana, fatta con una tecnica muranese molto pregiata, di fino, dice Alessandro. Dune, dei bicchieri da champagne, Bolle e Margherite. Tutte queste collezioni sono state disegnate da Marie, Marcantonio poi ne ha fatto dei take, per esempio delle nuove versioni colore del Berlingot, tantissime colorways diverse, la versione opaca che i nostri clienti spesso usano anche come vasi, e i Tropicana.
I Goti hanno un design standardizzato o sono tutti diversi?
Il bello è quello, escono ogni volta leggermente diversi. Marie li ha disegnati personalmente combinando e componendo, e oggi ci sono dei maestri a farli, ma essendo fatti a mano, ognuno è diverso. Marie ha standardizzato il processo, posto degli standard estetici e delle regole con cui si fanno i suoi Goti. Per esempio usare le Murrine più grandi, che sono anche le più rare.
Murrine più grandi?
Le murrine sono dei lunghi tubi, tiri tiri tiri, il tubo si allunga e la parte finale rimane più grande. Poi si tagliano in sezione, si mettono su un piatto metallico caldo, e ci si rolla sopra il vetro caldo. La parte finale del tubo è la più grande e la più rara, e Marie ha deciso di usarla per il suo bicchiere. Così ha standardizzato come fare il suo goto, anche se ovviamente nessuno verrà mai uguale all’altro, proprio perché sono fatti a mano.
E le collezioni Limited?
Uno dei nostri punti saldi è la table diversity, la tavola di Laguna~B è una tavola in cui ognuno sceglie il suo bicchiere con un gesto espressivo e giocoso. Per questo non vendiamo set, ma solo bicchieri singoli, incoraggiando a creare delle tavole poco convenzionali.
I limited sono stati introdotti anche per questo. Un po’ perché l’approccio di Laguna~B al vetro di Murano è sperimentale, quindi cerchiamo sempre di usare tecniche nuove, o per esempio di usare murrine avanzate, o ritrovate. Sono edizioni limitate perché la tecnica è molto complessa e farne troppe unità sarebbe troppo costoso. Regolarmente ne usciranno di nuove, e continuiamo a produrle perché vogliamo aumentare la diversità delle nostre collezioni, aggiungendo dei bicchieri che siano più matti, più divertenti.
Ci sono anche delle collaborazioni importanti.
Si, tra ke collaborazioni c’è quella con Saint Laurent, che però è uscita solo sul loro sito come Laguna~B x Saint Laurent, non la vendiamo noi. In più abbiamo fatto altre collaborazioni con interior designers, con Frédéric Malle per esempio, storico amico della fondatrice e amante dei Goti, o più di recente con Simple Flair. Però in generale, le collaborazioni le vendono gli altri, noi ci concentriamo solo sui nostri bicchieri.
Noi infatti facciamo solo bicchieri, solo drinkware, non facciamo piatti, non facciamo ciotole. Perché l’idea è che se fai solo una cosa e continui a fare quella alla fine la farai meglio di tutti. Se invece ti disperdi su mille tipologie di prodotto è più difficile raggiungere l’eccellenza. Vogliamo diventare l’azienda di culto del bicchiere.
Quest’anno a livello di limited poi siamo stati molto sperimentali, guarda questo per esempio [Please don’t sit], è una collana. Però l’idea è proprio quella, avere un approccio di rottura al vetro di Murano, avere idee nuove, non dare mai niente per scontato.
E a Murano come l’hanno presa questa attidute?
In realtà l’hanno presa bene. Magari dentro di loro i maestri pensano chissà cosa vorranno fare questi pazzi, ma in realtà credo che si divertano a sperimentare cose nuove.
Per esempio abbiamo fatto una side story, dei sex toys con un’artista che si chiama Francesca Albergo, bravissima. No, non sono usabili, sono opere d’arte. Però li c’è stato davvero il clash con queste persone che si sono dette, ma qui cosa stiamo facendo. Ma anche qui, Francesca è andata a Murano e con i maestri ha seguito la lavorazione. Ne abbiamo fatti quattro, che adesso fanno parte dell’universo delle commissioni creative e delle collaborazioni artistiche.
C’è anche tutto un universo di collaborazioni non legate al prodotto che chiamiamo creative commissions, perché le commissioniamo noi a degli artisti, fotografi, o illustratori. Spesso sono nostri amici, o anche persone che semplicemente ci interessano e seguiamo, si tratta di progetti molto vari.
Oltre alle collaborazioni, avete anche altri progetti molto belli. Ce ne parli?
Si i progetti ci sono sempre stati fin da quando è arrivato Marcantonio. Tra quelli più importanti a cui stiamo lavorando adesso c’è VITAL, nato in collaborazione con l’associazione We Are Here Venice, e con loro l’idea è riuscire ad offsettare le nostre emissioni localmente.
Il mercato delle quote di carbonio è abbastanza controverso, e stiamo cercando di trovare una soluzione che funzioni a livello locale. Ha molto più senso, in fin dei conti è qui che si utilizzano le risorse, è qui che inquini e che le tue barche trasportano le merci. Per farlo stiamo lavorando con We are Here Venice per rigenerare alcune barene nella Laguna Nord, perché le barene hanno una grande capacità di stoccare anidride carbonica. Quindi stiamo facendo le misurazioni di quanto le barene riescano a stoccare e misurazioni delle nostre emissioni. Lavoriamo su quanto potremmo riuscire a compensare quelle emissioni, con l’idea poi di offrire questo modello anche ad altre aziende veneziane.
L’altro progetto importantissimo che seguiamo è Autonoma, che è nato per portare nuova energia, giovane ed internazionale a Murano, perché possa diventare un posto di incontro e di sperimentazione internazionale. Un grosso problema legato alla produzione con il vetro di Murano è che non ci sono nuove generazioni, è un lavoro impegnativo, che richiede anche un certo stile di vita, è proprio come se appartenesse ad un altro mondo. Bisogna alzarsi presto, è molto duro. C’è gente che ancora lo fa, e c’è anche qualcuno di giovane che è molto bravo, ma sono davvero pochi e quella di cercare nuove persone interessate alla lavorazione del vetro è una vera e propria esigenza. Per diventare maestro serve tantissima esperienza, non è facile. Immagina che queste persone hanno cominciato a lavorare quando avevano 13 anni, ora ne hanno 80 e ancora fanno questo lavoro. Un lungo preambolo per dire che Autonoma mira a trovare nuovi talenti dall’estero, soprattutto giovani, e ad invitarli a Murano per delle residenze artistiche.
Dalle foto i ragazzi che partecipano sembrano davvero molto giovani, vanno ancora a scuola?
Si ,abbiamo una partnership con una scuola americana, che è vicina a Seattle, Pilchuck Glass School, per portare nuova creatività a Murano e poi per aiutare queste persone ad imparare direttamente dai maestri. Negli ultimi anni lavoriamo anche ad uno scambio con gli studenti dell’Abate Zanetti, un istituto superiore di Murano che ha anche una fornace, che a loro volta incontrano i glassmakers americani della Pilchuck, una comunità con persone davvero appassionate e brave. Abbiamo organizzato la prossima edizione a luglio.
Poi c’è un altro grosso progetto che abbiamo cominciato l’anno scorso con l’azienda si chiama Promemoria e che fa anche il magazine Archivio. Hanno creato l’archivio storico dell’azienda di Laguna~B in occasione dei nostri trent’anni, lavorando con la nostra archivista Marta Dell’Era e adesso abbiamo tutto l’archivio anche in forma digitale, con tutti i materiali che abbiamo sempre collezionato, dai bicchieri fino alle cartoline.
Abbiamo anche degli altri progetti minori ma per quest’anno credo che ci concentreremo principalmente su questi.
È già tanto.
Si, è davvero tanto [ride].
Tra i tanti progetti culturali di Laguna~B, ho trovato interessante anche il Magazine.
Il Magazine è un’evoluzione delle newsletter editoriali che abbiamo fatto dal 2022. Da sempre la comunicazione di Laguna~B non doveva essere completamente commerciale, ma cercare di portare un valore culturale in più, un’idea in più. Creare connessioni, ispirare. Questa era l’idea delle newsletter che avevamo in passato, che piano piano si sono evolute finchè quest’anno abbiamo detto, ok, trasformiamolo in un vero e proprio magazine, che in realtà cambierà di nuovo nel 2026 e includerà una parte cartacea che cercheremo di lanciare in occasione di Biennale Arte.
Quindi stiamo lavorando anche a questo progetto, perché la missione di Laguna B, oltre a fare dei bicchieri pazzeschi è anche quella di essere culturalmente rilevante e di dare visibilità a talenti emergenti, persone creative, dare voce a persone che incontriamo, o comunque il Magazine dovrebbe rispecchiare il nostro universo che va al di la del bicchiere, è un universo che ha tanto da offrire a livello culturale.
Soprattutto la visione di Venezia che l’azienda porta avanti è sempre una visione che va molto contro lo stereotipo della solita Venezia, che cerca sempre di non mostrare qualcosa che è già stato visto, che cerca sempre una prospettiva originale, e questo è l’approccio sia nel bicchiere che nella comunicazione, cerca sempre di mettere in discussione quello che esiste già e di portare qualcosa di nuovo.
Leggendo il magazine mi è venuta l’idea di una grande famiglia, che ci sia una sorta di andare e venire di gente interessante che converge qui e trova il modo di collaborare.
Si, è bello che tu lo dica perché l’ambizione è quella, ma ci viene anche molto naturale, perché per noi è importante il rapporto con le persone, quello vero, autentico. Quindi tutto quello che c’è sono cose vere, con persone che conosciamo e che sono amici.
Abbiamo trovato altre realtà, dei vicini di casa, con cui andiamo molto d’accordo e con cui condividiamo una visione di Venezia e cosa la città possa essere in futuro. Per esempio c’è bruno, libreria e studio di grafica, con loro abbiamo fatto tante pubblicazioni e in più curano la biblioteca che abbiamo in negozio. Questo è un loro progetto ospitato dentro Laguna~B, e regolarmente bruno nutre la biblioteca con nuovi testi selezionati da loro, scrivono anche una rubrica sul magazine. Questa è una realtà a cui siamo molto legati. Poi i Mason! Lorenzo Mason e il suo studio, che fanno grafica e con loro facciamo dei progetti di publishing, che è qua vicino. Poi ci sono i Signor Blum che sono quelli che fanno queste sculture tagliate a mano, ad incastro in legno. Fanno giocattoli, e con la stessa tecnica ci hanno fatto la vetrina del negozio per il lancio di un limited. Queste sono realtà creative, poi c’è Vini da Arturo.
È una piccola ossessione quella per Vini da Arturo?
Ma in realtà abbiamo un forte legame, io personalmente lo amo, ma lui era amico della fondatrice Marie e di Marcantonio che ci andavano con tutta la famiglia. Ha tutti i nostri bicchieri nel ristorante ed è un posto dove mandiamo sempre la gente a mangiare perché ci siamo molto affezionati. Ci abbiamo fatto anche una pubblicazione per i 50 anni, per celebrarlo. Ogni anno poi facciamo una pubblicazione su una sua ricetta, sono tre ricette e questa è un’altra realtà a cui siamo molto legati.
Poi ci sono anche molte singole persone creative con cui lavoriamo, per esempio Simone Carraro che è nel magazine, che ha fatto un arazzo che era appeso nel nostro vecchio ufficio, e adesso fa anche delle pubblicazioni per la rubrica fiction del magazine. Lui è un altro che fa cose meravigliose e orbita da sempre nel nostro universo. C’è Giacomo Bianco, e anche le persone che intervistiamo e che rientrano nel magazine sono tutte persone che consociamo, molto speciali e molto inspiring.
Diciamo che intorno ai nostri valori e alla nostra visione delle cose è facile trovare chi è affine, viene molto naturale.
Per conoscere meglio le collezioni e i progetti culturali di Laguna~B, visita il sito lagunab.com oppure segui i loro account Instagram @everywhere_lagunab /@magazine_lagunab


