Ragionare sulle disuguaglianze, tema centrale della 24a Esposizione Internazionale alla Triennale di Milano, significa anche rivedere i fondamenti attraverso cui definiamo la salute e l’ambiente. È da questo presupposto che nasce We the Bacteria. Appunti per un’architettura biotica, una mostra curata da Beatriz Colomina e Mark Wigley che propone un ribaltamento di prospettiva: considerare l’essere umano come un ecosistema mobile, parte di un mondo microbico interdipendente.
La mostra si colloca al crocevia tra scienza, architettura e filosofia della salute. Il punto di partenza è il microbioma umano, l’insieme di trilioni di microrganismi che vivono dentro e intorno a noi. L’interesse crescente per il microbioma sta cambiando il modo in cui comprendiamo la salute, oggi sempre più associata alla diversità batterica. Numerose patologie contemporanee, dal diabete ai disturbi autoimmuni, dall’autismo all’Alzheimer, sono interpretate come effetti della progressiva perdita di varietà microbica. Un fenomeno che riguarda tanto l’ambiente naturale quanto quello costruito.
Da qui l’idea di una architettura biotica: un modo di progettare che non si limiti alla relazione tra spazi e corpi umani, ma che tenga conto della complessa ecologia di cui siamo parte. Le cosiddette “malattie dell’ambiente costruito”, legate alla qualità dell’aria, dei materiali e dell’isolamento batterico, sono sintomi di una più ampia disfunzione, quella che la mostra definisce come disbiosi del presente.
We the Bacteria si presenta come un percorso non lineare, in parte narrativo, in parte speculativo. I visitatori sono introdotti alla loro condizione microbica attraverso un viaggio che si estende su miliardi di anni: dai primissimi organismi unicellulari nati nelle profondità terrestri fino alla colonizzazione dello spazio. Questa prospettiva di lunga durata consente di osservare l’architettura come una pratica coevolutiva, che non può più essere separata dai processi biologici che la attraversano.
Accanto a materiali scientifici, la mostra propone una serie di installazioni che traducono queste riflessioni in linguaggi visivi e spaziali. Nove team internazionali, tra cui ecoLogic Studio, Philippe Rahm architectes e Andrés Jaque / Office for Political Innovation, sono stati invitati a collaborare con microbiologi per esplorare scenari sperimentali di coabitazione con i microrganismi. Ne risultano ambienti immersivi, a tratti speculativi, che immaginano nuove forme dell’abitare: più porose, più permeabili, meno antropocentriche.
We the Bacteria si distingue per la capacità di rendere visibile l’invisibile, offrendo uno spunto critico che va oltre la metafora ecologica. Il microbioma, nella sua fragilità e complessità, diventa paradigma di un nuovo modo di pensare l’architettura, la salute e la responsabilità ambientale. L’architettura, suggerisce la mostra, non è solo un insieme di strutture materiali, ma un’interfaccia tra specie, ecosistemi e tempi geologici.
Nel contesto della 24a Esposizione Internazionale Inequalities, questo progetto si inserisce come uno dei contributi più radicali, capace di mettere in discussione categorie consolidate come individuo, ambiente, salute e progetto. È un invito ad abbandonare l’idea di un’architettura al servizio esclusivo dell’umano, per abbracciare un approccio più esteso, che riconosca l’interdipendenza tra vita biologica e costruzione dello spazio.
Aperta fino al 6 gennaio 2026, We the Bacteria non offre risposte univoche, ma strumenti per immaginare una nuova ecologia del progetto. Un’architettura biotica, appunto: non una disciplina risolutiva, ma un campo di negoziazione continua tra corpi, materiali e microrganismi.
Titolo mostra: We the Bacteria: Appunti per un’architettura biotica
Dove: Triennale di Milano, Milano, Italia
Quando: 17 maggio 2024 – 6 gennaio 2026
Curatori: Beatriz Colomina, Mark Wigley
Sito: triennale.org

