Nel corso di oltre un secolo, la fantascienza ha offerto uno specchio delle ambizioni, delle paure e delle speranze che accompagnano l’evoluzione tecnologica. A partire dal 18 maggio 2024, la mostra Science Fiction Design: From Space Age to Metaverse, allestita presso il Vitra Schaudepot fino al maggio 2026, esplora il rapporto continuo tra questo genere narrativo e il design, con una selezione di oltre cento oggetti provenienti dalla collezione del museo, in dialogo con film, letteratura e ambientazioni digitali.
La mostra, curata da Susanne Graner e Nina Steinmüller, è allestita dall’artista e designer argentino Andrés Reisinger, noto per il suo lavoro al confine tra fisico e digitale. L’allestimento mette in scena oggetti e mobili che spaziano dagli anni Venti del Novecento alle creazioni concepite per il metaverso, con un impianto visivo ispirato alla narrativa di Jorge Luis Borges, in particolare al motivo dello specchio come portale verso realtà alternative.
Fin dalle sue origini nel XIX secolo, la fantascienza ha affrontato le domande centrali dell’umanità, immaginando futuri modellati da viaggi interplanetari, intelligenze artificiali e trasformazioni ambientali. Le visioni letterarie di Mary Shelley e Jules Verne hanno trovato presto un equivalente visivo nel cinema: uno dei primi esempi è Le voyage dans la lune (1902) di Georges Méliès, un’opera pionieristica che già mette in scena un design immaginato per l’esplorazione spaziale.
Con la corsa allo spazio degli anni Cinquanta e Sessanta, ciò che un tempo era immaginato cominciava a prendere forma concreta. Le tecnologie aerospaziali ispiravano architetti e designer, che a loro volta influenzavano l’estetica della fantascienza cinematografica. Il cosiddetto “Space Age” ha prodotto oggetti dai volumi curvilinei e materiali sintetici lucidi, come le sedute Djinn di Olivier Mourgue, rese celebri da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, o la Tomato Chair di Eero Aarnio, apparsa in Men in Black.
Negli anni successivi, il dialogo tra design e fantascienza non si è interrotto. Al contrario, si è evoluto insieme alle tecnologie digitali, introducendo nuovi strumenti come la stampa 3D e la modellazione virtuale. Ne è un esempio l’Aluminum Gradient Chair (2013) di Joris Laarman, la prima sedia stampata in metallo in 3D, che rievoca l’estetica del futuro pur rimanendo ancorata alle possibilità della contemporaneità.

Oggi, in un contesto segnato da nuove sfide globali, dal cambiamento climatico alle intelligenze artificiali, il futuro continua a rappresentare un terreno di sperimentazione per il design. Per molti giovani progettisti, il metaverso occupa lo stesso spazio immaginativo che negli anni Sessanta era riservato al cosmo: un luogo aperto all’utopia, in cui costruire ambienti e oggetti svincolati dalle limitazioni fisiche del mondo reale.
In questo scenario si inserisce il lavoro di Andrés Reisinger, che espone in mostra due delle sue opere più note: la serie Shipping (2021) e la Hortensia Chair (2018), inizialmente concepita come oggetto virtuale in forma di NFT, poi prodotta anche come arredo reale. Le sue creazioni si distinguono per un’estetica onirica e levigata, che rimanda tanto all’eredità della fantascienza cinematografica quanto alla sensibilità visiva della cultura digitale contemporanea.
Titolo mostra: Science Fiction Design: From Space Age to Metaverse
Dove: Vitra Schaudepot, Weil am Rhein, Germania
Quando: 18 maggio 2024 – 10 maggio 2026
Curatori: Susanne Graner, Nina Steinmüller
Sito: design-museum.de

