Human Scale: la misura dell’architettura al Padiglione Romania

padiglione romania
La Romania alla 19ª Biennale di Architettura di Venezia con un progetto che intreccia arte, architettura e identità collettiva
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Nelle stanze silenziose del Padiglione Romania, ai Giardini della Biennale di Venezia, l’architettura sembra svanire. Al suo posto, emergono figure umane: sagome disegnate, corpi sfocati, presenze che attraversano pareti traslucide. È qui che prende forma Human Scale, il progetto che rappresenta la Romania alla 19ª Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, un racconto visivo e concettuale che mette al centro la misura dell’essere umano nello spazio costruito.

Curata da Cosmina Goagea e nata dalla collaborazione tra l’artista Vlad Nancă e lo studio di architettura Muromuro, Human Scale intreccia arte e architettura, memoria e percezione, in un percorso che invita a ripensare la città, le sue forme e il ruolo delle persone che la abitano. Il progetto si sviluppa su due sedi: il Padiglione Romania, e la Nuova Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica, che ospita un archivio di disegni architettonici del XX secolo.

Tutto nasce da un gesto apparentemente semplice: guardare i disegni architettonici non solo come strumenti tecnici, ma come narrazioni dense di umanità. Nei progetti del Novecento rumeno, conservati negli archivi e spesso dimenticati, appaiono piccole sagome: figure minute, disegnate per dare proporzione agli edifici, ma che in realtà raccontano molto più di quanto sembri. Sono corpi in movimento, testimoni di epoche, visioni, ideologie. Ed è proprio da queste figure che parte Vlad Nancă, artista visivo che da anni lavora alla loro “liberazione”.

Vlad Nancă, Finally Together, 2017
Vlad Nancă, Finally Together, 2017

Dal 2017, Nancă ingrandisce queste sagome, trasformandole in sculture a scala umana. Le strappa al disegno e le porta nel nostro mondo, in un gesto poetico che restituisce presenza e significato a ciò che era rimasto ai margini. “Gli esseri umani sono l’elemento unificante nei disegni architettonici, che trascendono il tempo”, afferma l’artista. “Osservando come le persone sono state rappresentate nel corso del XX secolo, possiamo sottolineare la loro centralità per l’architettura di oggi.”

Nel Padiglione, l’installazione progettata da Muromuro prende forma attraverso grandi superfici traslucide che si intrecciano e si sovrappongono, sfumando ogni riferimento stabile. Le pareti diventano filtri, superfici porose attraverso cui scorrono le figure dei visitatori e quelle disegnate da mano architettonica. L’architettura “scompare” per lasciare spazio all’interazione, al passaggio, alla presenza. Ogni cambiamento di scala, ogni ombra, ogni riflesso contribuisce a creare un ambiente sospeso, meditativo, in cui ci si ritrova a osservare se stessi mentre si abita uno spazio che è al tempo stesso costruito e immaginato.

Accanto a questi disegni, vengono presentate mappe storiche dal XV al XIX secolo, in cui le figure umane compaiono come presenze allegoriche, cariche di simbolismo. Anche qui, il tratto grafico non è mai neutro: diventa strumento per immaginare, progettare e rappresentare poteri, appartenenze, futuri possibili. Il disegno è quindi non solo tecnica, ma linguaggio: un modo per raccontare chi siamo stati e chi potremmo diventare.

Human Scale propone una riflessione profonda su come abitiamo lo spazio e su come lo spazio, a sua volta, ci modella. In un’epoca di trasformazioni urbane rapide, di crisi ambientali e sociali, il progetto rumeno lancia un messaggio chiaro: l’architettura non può più essere pensata come puro gesto formale o come infrastruttura. Deve tornare a essere un atto umano, collettivo, consapevole.

Cosmina Goagea lo sintetizza con lucidità: “Studiando i disegni e le intenzioni originali di questi architetti del XX secolo, speriamo che si possano trovare nuove chiavi per reinventare i nostri edifici esistenti, adattandoli alla vita del XXI secolo.” Il passato, dunque, non come nostalgia, ma come risorsa viva per il futuro.

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